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Il primo mese di solitudine

Ovvero: sentire (o non sentire) la mancanza di persone, del mare, ma soprattutto di risposte durante il primo mese di solitudine – che sembra protrarsi da cent’anni.

Nessun uomo è un’isola, dice una vecchia canzone. E una ancor più vecchia poesia.

Ma dopo un mese di quarantena alcuni stanno dimostrando il contrario.

Mancano gli amici, gli affetti, i parenti, amori lontani e vicini.

Si riflette su ciò che si ha, ma anche su ciò che manca.

Così un paio di domeniche fa ho chiesto, candidamente: ti manca?

Non ho specificato chi, o cosa. Solo…ti manca?

I più mi hanno parlato di passeggiate romantiche, di domeniche dalla nonna passate a farsi coccolare, tra manicaretti della tradizione e atmosfere familiari; e poi di tramonti estivi e cieli stellati, tra birra e amici.
Qualcuno ha condiviso con me il tormento di un amore perduto.


Poi, alcune voci fuori dal coro: non mi manca nessuno, al massimo mi mancano le mie passeggiate sul mare. Oppure: ho capito di essere circondato di persone anche così, non sento il peso della distanza; chi vuole, riesce a dimostrare di esserci anche a centinaia di chilometri di distanza. Aspetterò, per abbracciarlo ancora. Ancora: la quarantena mi ha insegnato a distinguere chi ci tiene davvero, e chi no. 

Qualcun altro ha risposto di voler restar solo ancora un po’, per conoscersi, per scoprire se stesso. Non ha alcuna fretta di tornare a vivere il turbinio della vita quotidiana, lanciato come una pallina della roulette.

Il tono di questi “custodi della solitudine” lasciava trasparire un po’ di disagio, per una confessione ritenuta scomoda. Come se sentirsi completi da soli – o al massimo con i propri familiari più stretti – fosse qualcosa di cui vergognarsi.

Eppure penso che saper stare soli dia più valore al tempo passato con gli altri. Fate un conto dei giorni spesi altrove, delle ore sottratte a se stessi, dei minuti a chiacchierare del più e del meno: l’amore è tutto qui, nel tempo che regali a un’altra persona.

Il primo mese di solitudine

Solo, single, solitario, eremita, distaccato. Isolato. Quarantena a parte: siamo in grado di stare soli?

Ammettere di star bene da soli è una cosa negativa? Non è invece il primo passo per star bene con gli altri?

Sentire solo la mancanza del mare, o di uno spritz, in questo periodo storico, è eroico o patetico?

È un bene o un male sentirsi completi, e non aver bisogno di nessuno a parte se stessi?

E se decidiamo di non stare più da soli, questo periodo ci insegnerà a saper discernere chi merita o meno il nostro tempo?


Più domande che risposte, anche stavolta.

Manca una degna conclusione. 

E manca anche il mare. 

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